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Livio Vanzetto - Amerigo Manesso
ISTRESCO CIMA GRAPPA LUOGO CONTESO DALLE MEMORIE Un percorso didattico tra fatti e rappresentazioni della storia del XX secolo |
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| INDICE DEI CONTENUTI |
| GUIDA STORICA AI MONUMENTI DI CIMA GRAPPA CIMA GRAPPA: LUOGO DI RAPPRESENTAZIONI DELLA STORIA DEL XX SECOLO Percorso didattico SULL'INSEGNAMENTO DELLA STORIA Approfondimenti per docenti - L'insegnamento dello storia e la costruzione sociale della memoria - Soggettività e insegnamento della storia - Percorsi della memoria e costruzione dei sapere storico. Una rilettura di Halbwachs in chiave didattica |
| INTRODUZIONE |
| Storia politica, sociale, economica, militare, religiosa; nazionale, locale, regionale, planetaria; storia della mentalità, del costume, della memoria, della soggettività, dei ceti subaltemi, delle classi dirigenti, delle minoranze: quale storia insegnare a scuola? Grande è la confusione e il disorientamento; alta la probabilità che si continui ad andare avanti, in ordine sparso, per forza d'inerzia o sotto la spinta di pulsioni occasionali, con studenti sempre meno interessati e insegnanti sempre più demotivati. Oltretutto per questa strada si corre il rischio di preparare un terreno fertile all'ulteriore espansione dell'ideologia della "cancellazione del passato" e dell'appiattimento sul presente, passaggio decisivo sulla strada del "pensiero unico": una deriva pericolosa, che potrebbe essere tenuta sotto controllo proprio grazie allo spazio di libertà intellettuale garantito dall'inesauribile risorsa delle idee e delle esperienze reperibili nel grande magazzino dei passato, se solo si trovasse il modo di mettere le nuove generazioni in condizione di servirsene. Su questi temi, l'Istresco ha assunto da anni una posizione piuttosto netta, portata avanti con determinazione da alcuni insegnanti della "sezione didattica", nonostante le perplessità riscontrate sia all'interno della rete degli Istituti per la storia della Resistenza sia, soprattutto, in ambiente accademico. Il succo delle nostre argomentazioni può essere riproposto in poche righe. Siamo partiti dall'assunto che la storia non sia conoscibile se non per singoli frammenti e che perciò le interpretazioni complessive del passato, anche quelle formulate nel pieno rispetto dei canoni della ricerca scientifica, non possano portare che alla costruzione di rappresentazioni soggettive, più o meno convincenti a seconda del potere e dell'abilità retorica di chi le propone; magari contingentemente "vere", ma destinate, in ogni caso, a essere superate e accantonate con il trascorrere del tempo e con il mutare delle domande che il presente pone al passato. Gli storici, compresi quelli più aggiornati e competenti, costituiscono soltanto una delle tante forze sociali impegnate a dare forma alla memoria dei gruppi umani. Certo, va riconosciuto che gli storici seri offrono maggiori garanzie di competenza, consapevolezza e autonomia di giudizio rispetto a giornalisti, politici, cantastorie e intellettuali vari, ma questo non significa che essi possano rimanere esterni e neutrali rispetto alle contese ingaggiate da contrapposti centri di potere per la determinazione del senso comune storico, per una ricostruzione del passato funzionale ad esigenze conoscitive dettate dal presente. 1 frequenti confronti, spesso aspri, tra storici di diverso orientamento costituiscono in realtà una delle forme ritualizzate assunte dalla lotta politica; in palio c'è appunto il controllo dei meccanismi di adeguamento del passato al presente, un compito già delegato dal potere agli storici sulla base del presupposto ideologico che le regole scientifiche della ricerca garantissero l'oggettività - e quindi la credibilità sociale - delle loro ricostruzioni. In realtà il rispetto del metodo storico, se è in grado di creare un argine contro le pretese dei più smaccati e rozzi manipolatori del passato (ad esempio, i "negazionisti" della Shoah), nulla può contro quello che, con un termine dal risvolti settari, viene definito "revisionismo", per il semplice motivo che la revisione costituisce l'essenza più profonda proprio del metodo scientifico della ricerca storica, nonché una delle principali ragioni d'essere di una storiografia che non voglia abbandonare la dimensione politica, senza per questo cedere agli allettamenti della condiscendenza verso il potere. Nelle contingenze attuali, lungi dal raggiungere l'obiettivo auspicato, le battaglie antirevisioniste - condotte per la verità specialmente da politici e giornalisti: non a caso "revisionismo" è una brutta parola soprattutto nel linguaggio massmediatico - hanno di fatto contribuito a demolire, perfino a livello di senso comune, il mito dell' "oggettività" della ricerca storica. Ci piaccia o no, "il re è nudo": le ricostruzioni del passato, anche quelle vincenti a livello storiografico, non riescono più a imporsi a tutta la collettività nazionale, c'è sempre qualche gruppo, qualche settore non marginale della società che non si sente adeguatamente rappresentato, che si dichiara vittima di rimozioni o manipolazioni, che denuncia un uso strumentale della storia. Lo scontro per la conquista del passato, non più ritualizzato, si è trasformato in una guerra di tutti contro tutti, senza regole condivise. A questo punto, solo una deprecabile involuzione autoritaria potrebbe consentire di ripristinare, almeno in superficie, il controllo politico sulla costruzione del senso del passato. Scartata questa ipotesi e in assenza di proposte alternative, si rischia inevitabilmente di andare verso una progressiva marginalizzazione della cultura storica. Il problema è particolarmente sentito in ambito scolastico. Agli insegnanti e ai manuali di storia è stato affidato, da sempre, il compito di tradurre le acquisizioni consolidate della ricerca accademica in termini compatibili con l'età e la capacità degli allievi. Ma se neanche la storiografia può garantire l'oggettività, come interpretare questo ruolo? Con quale criterio scegliere i contenuti dell'insegnamento? C'è il rischio di ampliare a dismisura i programmi fino a renderli del tutto ingestibili o, al contrario, di restringerli ideologicamente sulla base delle scelte individuali di ciascun docente, con una polverizzazione sterile e inconcludente delle memorie pubbliche. E, in ogni caso, ci sarà sempre qualcuno che, insoddisfatto a livello politico o personale, pretenderà di imporre, sulla base di banali e contingenti rapporti di forza, la riscrittura dei libri di testo per valorizzare questa o quell'altra pagina di storia. In tale situazione, è naturale che, per tutti coloro che - come noi - credono nel valore formativo della conoscenza del passato, si imponga un ripensamento circa il ruolo e le funzioni della ricerca e dell'insegnamento storico. Ovviamente tale ripensamento non può scaturire che da una lettura - necessariamente semplificata e quindi ideologica - della complessa realtà in cui viviamo. Nell'attuale società dell' "Individualismo di massa" e della crisi delle identità collettive, noi riteniamo che, almeno per il momento, l'ultima frontiera della storiografia sia quella di storicizzare se stessa, mostrando i limiti e la relatività dello stesso sapere storico. Gli insegnanti, dal canto loro, preso atto dell'inarrestabile frantumazione delle rappresentazioni del passato, potranno assumersi il compito di valorizzare, come straordinaria occasione di crescita culturale e democratica, proprio la molteplicità delle ricostruzioni storiche. La storia è stata usata troppo spesso come strumento ideologico per plasmare o manipolare identità collettive, per orientare le scelte di cittadini inconsapevoli verso obiettivi decisi autoritariamente dalle classi dirigenti: se avremo il coraggio e la capacità di mostrare questi meccanismi alle nuove generazioni, creeremo le premesse culturali affinchè nessuno possa più pennettersi in futuro di strumentalizzare il passato per progetti incontrollabili che, non di rado, si sono rivelati deleteri per le sorti del mondo. Ciascuno ha il diritto di partire dal proprio passato: è un fondamentale principio democratico e di autodeterminazione finora scarsamente riconosciuto e tutelato, ma che vorremmo diventasse un punto fermo del l'insegnamento nella scuola di domani, antemurale al pericoli del "pensiero unico" e dell'omologazione planetaria. Ogni studente dovrebbe essere posto in condizione di utilizzare in prima persona la grande risorsa del passato per combattere e contrastare l'appiattimento anonimo imposto dall'individualismo di massa: un passaggio obbligato per chi si proponga di riscoprire il valore dell'azione collettiva e della solidarietà umana nello spazio e nel tempo. Di fronte a progetti così ambiziosi, gli insegnanti, anche quelli più sensibili e disponibili, si mostrano disorientati e incerti: mancano strumenti, proposte e indicazioni operative, mancano paradigmi e percorsi didattici praticabili. Come passare dalle belle parole alla quotidianità dell'insegnamento? Questo volume costituisce una prima risposta - ne forniremo altre in futuro, se avremo stimoli e forze sufficienti - alle legittime richieste dei docenti. Il saggio-base Guida storica ai monumenti di Cima Grappa - già pubblicato, con poche varianti, da Istresco-Cierre nel giugno 2001 - costituisce il testo di riferimento per il percorso didattico vero e proprio elaborato da Amerigo Manesso: una serie di semplici operazioni, facilmente riproducibili, che possono consentire anche a studenti della scuola dell'obbligo, sotto la guida dei loro insegnanti,di restituire il tempo allo spazio di Cima Grappa e di scoprire le modalità e le tappe della elaborazione di una memoria pubblica funzionale al progetto pedagogico delle classi dirigenti cattolico-moderate. Una o più esperienze di questo genere, adeguatamente inserite nel curriculo degli studi, potrebbero, tra le altre cose, produrre l'effetto di rendere la stessa storiografia tradizionale - che non ha affatto esaurito il compito di elaborazione di nuovi quadri interpretativi - maggiormente attraente per studenti finalmente consci dei suoi limiti e della sua relatività; una relatività storlografica che non significa necessariamente relativismo, perché il riconoscimento della parzialità del sapere storico di per sè non implica affatto un'indifferenza agnostica rispetto ai valori e alle scelte fondamentali. Siamo convinti che, per questa strada, l'insegnamento della storia, finalmente liberato del suo ruolo ancillare, possa trasformarsi in strumento di autentica crescita democratica, ponendo un limite alle ricorrenti tentazioni di "uso pubblico" distorto della storia. In ogni caso ci sembra questa la linea da seguire per dare una risposta efficace e credibile a tutti coloro che pretenderebbero, ad ogni cambio di maggioranza, di riscrivere i testi di storia o che vorrebbero imporre agli insegnanti l'adozione dei nuovi manuali storici regionali, da alcuni furbescamente proposti per mero calcolo commerciale, da altri più o meno ingenuamente promossi al rango di strumenti ideologici atti a sorreggere (o a costruire ex novo?) traballanti quanto improbabili identità neolocaliste. Ringraziamenti Questo volume non sarebbe uscito senza la disponibilità e la fiducia dell'amministrazione comunale di Crespano del Grappa e in particolare del sindaco prof. Lorenzo Capovilla. Ma va anche detto che difficilmente lavori di questo genere potrebbero essere prodotti se non esistessero istituzioni come l'Istresco, capaci di garantire ai ricercatori uno spazio di libertà dal momento dell'ideazione dell'opera fino al prodotto finito; enti culturali che funzionano anche come microaziende, in grado di rompere, con la loro pur marginale presenza, le ferree leggi gerarchiche ed economiche del mercato culturale ed editoriale, ostacolo non secondario al rinnovamento della didattica della storia. |